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Da Pontassieve a Singpore in poco più di 15 minuti. 
 

L idea è nata cosi. Avevamo 18.000 km di frullati al paesaggio in testa, volevamo fare, andare, piegarsi avanti affinché i nostri occhi diventassero televisioni per gli altri, dritti, profondi senza pubblicità, senza lucro, con senso.

Poi c’erano i contesti che si mischiavano ai ricordi che si allungavano in distanze sempre meno geografiche, la mente che si disancorava di pregiudizi, i contesti ibernati nella quotidianeta di Firenze che lasciavano spazio ai sogni scodinzolanti nel cervello che improvvisamente si combinavano a contatto di problemi di nuovo fascino, suggestioni, odori e bombardamenti cognitivi di altre atmosfere del vivere, era tutto li sul tavolo e oltre la finestra, è stato un attimo decidere di scoperchiarsi e navigare. Ci sono domande che soffocano è li che muoversi, andare fa sgonfiare un dolore insormontabile, il cuore è trascendente ma la mente è cinepresa, lavora meglio in movimento, soprattutto se lavora dall’ angolo di un solo obbiettivo ne puoi moltiplicare i lati, i punti di vista, la mente pensa di piu in movimento, pensa in piu: volevamo toccare il mondo, non vederlo, subirlo da una tv, un tablet, un facebook, volevamo affogare nella bellezza delle difficolta dovute a un susseguirsi di territori con del reale tempo da perdere, osservarne i cambiamenti lenti senza velocità, geografici ma anche verbali, volevamo sfuggire all inquinamento di questa omologazione di aereoporti, supermercati, grattacieli che rendono il mondo sempre piu monotono e povero di sensazioni, ignorante, volevamo riappiopiarci dei nostri stupori, dei nostri sudori e siamo partiti con la mente.. le gambe sono arrivate dopo, arrivano sempre dopo! Ci siamo versati addosso il mondo e ci siamo sporcati, poi ci siamo guardati e più che ci sporcavamo più ci sentivamo puliti, limpidi, pieni di coraggio e dolci paure.

Quasi quattro mesi di autobus rotti, treni sospesi, piedi distrutti, moto scassate, barche inclinate, fiori sepolti, giungle risorte, citta, villaggi, binari, metropoli, fiumi di fango, acque, templi, arte, aromi di cumino e frangipame e sconfinati deserti di neve al caldo di vergognose scorpacciate di noodles. Qui, dall’ ultimo lunghissimo treno che tagliava la thailandia con la Malesia ci siamo ritrovati a Singapore, la meta…raggiunta senza aerei.

l’aspettativa è il male di un viaggio, volevamo toccare il mondo senza che nessuno ci imboccasse, e puoi raccontarlo in tanti modi quello che capita da fuori a dentro in questa lunghissima escoriazione di benessere vivo, la sfumatura non ha inizio in un colore, non ha velocità, è come acqua indeterminata di peso certo, trasparente e inodore, non deve convincere a essere usata, è semplicemente vitale, vitale come è il dare, una comunione di chicchere che diventano spensiero, campagna e metropoli dello stesso infinito.

T.M.

 
 
 
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