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La storia di questo piccolo spazio vicino la piscina nasce con molte difficoltà. All’inizio del 2011 apre al pubblico il Relais Villa Palagio. Il Bar pero rimane sempre chiuso per problemi burocratici. Passano quattro anni e dopo la presentazione di vari progetti mi viene offerta l’opportunità ad Aprile 2015 di ristrutturarlo con un budget di circa 650 euro in un mese. Una sfida.L’accetto senza essere elettricista, falegname, idraulico e muratore. Il primo giorno le tubature dell’acqua erano staccate, sulle pareti erano presenti grosse infiltrazioni di umidità, non c’era arredamento ne un impianto audio, nessuno scaffale, il pavimento era aperto di buchi, le luci non erano presenti e lo sporco si stava mangiando ogni angolo della struttura. Ho iniziato buttando giù uno schizzo di come mi sarei immaginato questo spazio e ho cominciato a guardarmi intorno sulle risorse a mio vantaggio. Ho speso i primi 350 euro per comprare una carta da parati che dasse un anima fresca al locale. Con altri 120 ho comprato gli sgabelli a un mercatino dell usato e con i restanti dei vasi a sospensione e quattro lampadine molto molto speciali. Finito il budget e grazie al Direttore Alessandro Minuzzo ho potuto visitare le cantine, le soffitte, i garage, le vecchie falegnamerie (quasi) abbandonate di Villa Palagio e Villa Pitiana in cerca di ispirazione su come proseguire i lavori. Da questi luoghi e dalle giornate solitarie in giro con il furgone ho recuperato e restaurato senza esperienza: un divano in pelle, una valigia dei primi anni del 900, la struttura di una vecchia macchina da cucire, alcune sedie le cui gambe sono diventate sostegni per uno scaffale, tre lavatrici poi smontate per farne delle lampade, un vaso rotto in maiolica, un telefono antico, grattugie da cucina, e così via. La notte studiavo su Youtube strategie di marketing perché non avevo tempo di frequentare un corso, la mattina imparavo a creare un sito internet perché non avevo soldi per chiedere aiuto a un webmaster, il pomeriggio costruivo con le mani il bar con lo zio o il babbo e la sera studiavo o nuotavo per ottenere il brevetto di Assistente Bagnanti. La fortuna ha girato poi della mia parte e la simpatia a questo progetto ha coinvolto appunto amici e parenti che ogni tanto passavano a darmi mano a smontare una porta, verniciare un bancone, montare, inchiodare, smerigliare, dare consigli. Il più grande ringraziamento va sicuramente a mio padre e ai miei zii, vere mani con me, di questo bellissimo risultato. Tutto quello che vedete oggi all’interno del bar è stato fatto a mano, restaurato, inventato o ritoccato dalle mani di quello che oggi è il barista e il bagnino del bar. Niente è stato acquistato da Ikea o da qualsiasi altra distribuzione. Volevo dimostrare che il tempo e la determinazione possono (quasi) sostituire qualsiasi budget messo a disposizione.Ci sono voluti 36 giorni e 35,5 ore di straordinario di lavoro per rendere quello che ieri era un magazzino di attrezzi, un bar vero con un anima propria. Un bar dove si spera si possa sempre sentire la passione, l’artigianalità delle mani e del cuore che attraverso il sudore lo hanno reso reale.

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