È ora di cambiare, lo si sente nell’ aria la puzza di una società che non rappresenta piu se stessa, non ci sono piu specchi da rompere! É ora di muoversi e agire! Agire! Nelle piccole grandi cose quotidiane, in una società che si vanta democratica non può esistere che una persona non possa andare a ballare in un locale solo perche non ha comprato la camicia in un certo posto? Solo se non ha scarpe appropriate ad un certo posto? Solo, spesso e quasi sempre, se non è una donna? Non è più possibile accettare questa consuetudine primitiva e figlia di un modello che funziona soltanto per quelli che hanno il cosiddetto (e molto spesso finto) potere d acquisto.

E’ l accettazione dello schifo che fa proliferare altro schifo, il fatto dell’ apparente impotenza di non poter cambiare le cose. E’ falso. L’ accettazione della diversità è alla base della democrazia ma soprattutto della bellezza e questa dovrebbe riflettersi in ogni gradino del posto in cui viviamo, una società che livella i suoi abitanti secondo un format comune è una società che non ha futuro, questo ce lo insegna la storia. American bar ovunque. Pasolini sembra essere morto invano. Tutti vogliono essere come tutti per essere accettati, è questo il dramma! Io, fortunatamente, voglio poter prendere la macchina la sera e non dover pensare di non poter andare in un locale pubblico solo perché sono vestito come mi sento più a mio agio. Voglio pensare che nel posto in cui sono nato, in cui vivo, in cui esco con i miei amici, questo posto possa essere migliore, mi sento sporco se penso di fare la fila per entrare in una discoteca pubblica, arrivare all’ entrata e farmi dire che il mio abbigliamento non è adatto a entrare, mi sento sporco se io per primo torno a casa e penso che il mondo, il mio mondo sotto casa permette queste discriminazioni e io non faccio niente di concreto per cambiarlo.

Che diritto ho io nell inveire contro la nostra classe politica se io per primo non mi metto in prima linea per tener garantiti i semplici diritti di un comune cittadino del mondo: ovvero quello di poter accedere a qualunque locale indipendentemente dalla provenienza dei suoi vestiti. Anche qui potremmo andare molto a fondo, ma sono ogni ora stupefatto dall’ omologazione volontaria con cui questi locali incentivano quel razzismo subliminale che ti fa sentire a disagio quando non dovresti esserlo, e sono ancora piu meravigliato dal fatto che le persone, non quei generici che intervistano alla Tv, ma NOI, non ci indigniamo e non facciamo niente per migliorare il posto in cui viviamo, accettiamo tutto, passiamo sopra a tutto, pensiamo che il mondo fa schifo, che è di altri e che non può essere cambiato, è il credere questo che fa puzzare sempre piu la civiltà sottocasa in cui viviamo, ci diamo tanto da fare per abbellire la nostra città ed esporre la polvere sopra il tappeto, costruiamo tranvie, sottopassaggi, nuove rotonde, strade, recicliamo rifiuti, come se volessimo girare intorno al vero problema: chi siamo? Ci diamo così tanto da fare per far apparire la nostra citta piu vivibile quando invece facciamo pochissimo per il nostro spirito, la nostra umanità, la nostra convivenza, questa società t’ insegna: o fai parte di questo modello o sei fuori.. o forse no, forse serve piu equilibrio.

Questa società ha i suoi sogni, sogni che abbiamo comprato alle tv e che qualcuno ci ha sedimentato in testa, dicendoci cosa comprare, auto soprattutto (e questi sono i frutti) Ma dov è il progresso in tutto ciò, vogliamo davvero vivere in un posto dove tutti quelli che hanno la camicia e i mocassini possono entrare e gli altri restano fuori o vogliamo fare dell’ individualità di ognuno un momento uno spunto di confronto per ogni persona che incontriamo? Ovviamente questi sono gli ultimi problemi del mondo, ma se anche nel divertimento c é qualcosa che non torna e non unisce, allora va davvero tutto ripensato, la discoteca ha sempre piu privee, sempre piu aree divise,niente crea unione in questi luoghi, ma solo separazione e non é un caso, é solo un sintomo.

C’ è qualcosa di marcio in questa società se un ragazzo deve pensare: “ no, in quel posto non ci andiamo tanto non ci fanno entrare” c’ qualcosa di profondamente ingiusto verso l espressione di ogni persona, un locale pubblico deve essere pubblico, non parzialmente pubblico, se lo schifo è consuetudine non è detto che vada accettato cosi com é, ma chiunque dentro di se dovrebbe sentirsi in dovere verso se stesso di migliorarlo, in ogni azione che fa, gli ideali non sono concetti astratti, non sono parole che descrivono i nostri caratteri, sono punti cardinali delle nostre azioni, sono le uniche stelle polari che dobbiamo necessariamente seguire se decidiamo di credere in qualcosa, gli ideali devono poter far valere i loro diritti, devono camminare per strada, uscir fuori dalle bocche delle persone e prendere forma in costruzioni, costumi, meritocrazia, bene comune. Non possono rimanere chiusi nell astrazione di un pensiero, devono farsi valere, devono uscire fuori e farsi valere nel momento in cui la discriminazione di uno di questi è messa in discussione, ognuno di noi ha un dovere verso se stesso e quindi verso gli altri, la nostra rassegnazione, la nostra lascevolezza, la nostra non curanza, il nostro passare sempre sopra alle piccole grandi ingiustizie di ogni giorno è il motore trainante dello squallore e la superficialità del mondo in cui viviamo, ognuno di noi, ogni giorno è complice di questo sistema, siamo noi che l abbiamo legalizzato, siamo noi che non c’ incazziamo mai quando sarebbe giusto farlo, non c e legge giusta senza un giusto buonsenso che la mette in discussione, è paradossale che per entrare in un posto pubblico io debba essere vestito come non mi sento a mio agio, è crudele e talvolta umiliante sentir dire: Te si, te no, lui vediamo.. Qual è il criterio? Dov’ è il locale pubblico in questi casi? Forse dovrebbero scrivere appena fuori il 90% dei locali: “ questo locale è pubblico ma per alcuni è meno pubblico di altri” forse allora l’ ambiguità che viviamo sarebbe piu comprensibile, ma tutto cio non è a norma di legge, la legge non dice questo, è la nostra sopportazione ad oltranza ad aver creato l’ ignoranza di certi gestori di locali, non dobbiamo incazzarci se all’ ora di cena sentiamo che questo paese va a rotoli, siamo noi i primi a poter fare un passo per cambiarlo, in ogni momento, anche in quello del divertimento!

CI HANNO RIEMPITO LA VITA DI SVAGHI E CI SIAMO CASCATI, NON ABBIAMO QUASI PIU IL TEMPO DI CREDERE IN NIENTE SENNON COSI, PER MODA, PER SENTITO DIRE, Ma dobbiamo solo conoscere gli strumenti e smetterla di essere pigri e ignoranti, dobbiamo querelare ogni locale che non ci fa entrare per la motivazione che non siamo vestiti come vogliono loro, tutti uguali, tutti che compriamo dallo stesso negozio dalle stesse marche invece di svuotare le cantine dei nonni e creare. Creare. Devo davvero farmi una giornata in fabbrica per pagarmi una camicia che dovrò stare attento a non sporcare, ad avere bella stirata per poter accedere ad un locale pubblico? Devo far sbigottire le pance di qualche signore che impone una moda con la sola prepotenza? Mi sento profondamente complice di questa gente senza umanità se anch io con il mio silenzio contribuisco a far si che questo tipo di società continui a far puzzare la bellezza di questa città meravigliosa. E’ un fatto di etica, di accettazione della diversità, di non reverenza. Io voglio poter uscire la sera e poter andare in qualsiasi locale pubblico indipendentemente da come decido di vestirmi e dalla mia simpatia e’ scandaloso che questo da parecchi anni a questa parte non succeda piu, è scandaloso che ognuno di noi, in silenzio accetti questa livellazione della personalita su uno standard anonimo, fatto di persone che devono vestire in un certo modo, pensare in un certo modo, aver paura di certe cose, avere sogni tutti uguali? L omologazione è il frutto della rassegnazione assopita, e il coraggio interiore, quel fuoco che spinge ad essere migliori è come soffiato via, qualcuno non sa piu nemmeno di averlo tanto è invischiato in questo schifo laccato di soldi e reverenze al potere. La felicità non si compra e il grado civilta di un paese si dovrebbe misurare anche e soprattutto dalla capacità di integrazione e relazione di persone diverse tra loro, qualunque sia il loro modo di esprimersi, perche vestirsi è un espressione e la moda ha molto poco da insegnare in questo…

Qualcuno ha forse paura che i grandi della moda possano essere scalzati da un manipolo di ragazzi che non ha paura di esprimersi? Quali sono i legami locali e moda? Che influenza c è tra ciò che indossiamo e l’ impatto che le grandi case di moda hanno sulla nostra routine? i vestiti devono essere un mezzo con cui siamo caldi freschi, confortevoli, non devono essere un fine, un momento di gloria per 5 minuti da pecore, lavorare sullo spirito gente! L altra settimana ero a Miami, stiamo andando in quella direzione, il vuoto é riempito di birra e non di cultura, notti, natura, passioni! Qua siamo lontani anni luce, la cura del corpo, ok. ma lo spirito cazzo? Fateci caso, guardate tra i manichini delle vetrine, osservate la gente nelle strade, trovate differenze? Incentivare la scuola con la curiosità, appassionare, portare l universita in ognuno di noi, pensare un paio d ore al giorno, immaginare, trovare vie per schivare gli schemi, andare avanti nell arte, fare approfondimenti su temi onirici: non sono mai temi all’ ordine del giorno!?

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