E’ un silenzio epilettico quello che riveste il combattimento di un sussurrio nebuloso, magro, idropico. C’è chi agita le Dee con il cervello e usa moderne spade di fuoco dalle lame di gente antica per far si che il suo cuore appaia eterno e cupo. E’ moda. Ma il cimitero è un eco disarticolato di bave e nessuna resiste alle percosse del tempo quanto una sommossa di ironie sepolte nel piacere di una stella senza sosia. Nessuna cattedra muore tanto nei suoi professori quanto un lago di sangue di respiri sprecati a non credere in una storica bugia.

 

A perdita d’occhio,

quello che lo sguardo dimentica lo afferra in alto l’atmosfera

e le buone giornate non si riconoscono dal tempo,

ma dalle persone che piovono sparse.

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