Tamil Nadu. Chidambaram. India. Oggi 7 ore per fare 100 km. Tralasciando la guida a sinistra e quindi la concentrazione massima per il cambio “biologico” di guida, la tua attenzione è continuamente accesa come una spia sui seguenti pericoli nocivi al tuo quiete e spensierato procedere, ovvero: capre che pascolano ai lati della strada e non sai mai se potrebbero (e ce l’hanno!) aver l’idea di cambiar direzione verso il lato opposto, vacche che si sdraiano in mezzo alla carreggiata a fare un sonnellino, e sempre dietro una curva, pulmini che viaggiano a velocità folli cercando di superare con tutti i mezzi a loro disposizione ogni cosa che li precede, macchine continuamente contromano in cui ti devi buttare letteralmente sul ciglio della strada pieno di sterpaglia e sassi per pregare di non farti sfiorare uno degli zaini dietro che hai accuratamente legato con un cordino di nylon, l’atmosfera di Clacson proveniente da ogni direzione che disperde la tua concentrazione verso ogni punto visibile e non. Le buchette, le buchine, le voragini, i dossi, i dossini e quelli che non ti aspetti, il ghiaino, le pietre in strada vicino le intersezioni di campagna, i dossoni alti 20cm invisibili e segnalati a 5 cm all’ombra prima che arrivino, bambini che escono da tutte le strade vestiti di ogni colore, gente lenta, lentissima in bicicletta, poeracci che attraversano e si fermano in mezzo alla strada in cerca di chissà che cosa co i loro fiori, gente in processione vicino ai templi e megafoni sparati a tutto volume di chissa quale mantra, cani mangiati dalla miseria che non sanno se passare o restare e a volte lo fanno all’ultimo minuto, e poi tuk tuk gialli ape a bande nere che ti entrano da ogni lato, scimmie che invadono la carreggiata masticando dei frutti di guava, gente che ti saluta e tu cerchi di ricambiare, e poi in tutto questo deliro: fermarsi a chiedere informazioni sul villaggio che si cerca, ovviamente senza p avere prenotazioni in alcun albergo, senza telefono, ne navigatore, ne internet, ne il babbo o un amico da chiamare in caso d’aiuto, disperatamente contenti e scollegati, poi riparti un camaleonte fosforescentr ti taglia la strada veloce a coda arricciata come non toccasse terra, wow, ti rinconcentri sulla strada, intanto gira la tua playlist preferita: girano i Foo Fighters, girano i fifty sbullonati che escono da tutte le vie secondarie come mosche impazzite, uno ti viene addosso contromano, ti fermi, imprechi, la moto non si è fatta nulla, riparti, un aaltro giro di giostra, nessuno si ferma, non ci sono cartelli di stop o semafori, poi come un miraggio: un polizziotto al centro di un incrocio, ma è solo un illusuone di ordine visto che invece di dirigere il taffico se ne sta seduto, svogliato a leggere i messaggi sull iphone, bellissimo, ma non c’è tempo per una foto, e poi ancora trattori con trebbiatrici immense di 90 anni fa e fumo nero, gasolio viola, ruspe arrugginite con legati sopra due motorini a delle corde di cocco, un tizio ricoperto di pentole che non si sa bene cosa stia guidando, e ancora i pulmini zombi dai colori verdi tiepidi, opachi, rivestiti di ogni tipo di ammaccatura che squarciano il traffico con i loro clacson da stadio perennemente contromano, poi per un attimo la strda si allarga senza nessun cartello e ti pare di entrare in autostrada, che dopo cento metri ti accorgi che non è un autostrada, e si ricomincia ad ever mille antenne, perche intanto tutti ti osservano con la faccia del chiccazzosei tu a guidare qui? Ma è uno sguardo anche il loro attento e benevolo. E si ricomincia: carretti di buoi che ti fanno andare a 10 all’ora e non puoi superarli, segnaletica inesistente per arrivare a un posto che sostanzialmente non è un posto, il sole a 35 gradi che ti cuoce le mani, i ginocchi, il naso e qualsiasi altro punto scoperto della tua pelle, le nuvole di sterpagla bruciato dalle donne che lavorano i “marciapiedi”, gli occhi che ti frizzano attraversandole pregando silenziosa,mente Dio che sia il tuo giorno fortunato, e ancora auto che tentano sorpassi ad autobus che a loro volta stanno sorpassando altri autobus in un corteo di follia dove non si riesce a capire dove cazzo vada cosi veloce tutta questa gente in macchina. Secondo me sono indiani benestanti del nord, di casta superiore, sprezzanti di tutto e tutti, con i loro roll bar metallizzati e luccicanti fanno proprio ridere, ma questa è la “modernità” e come tale qui nessuno si ribella anzi forse agogna ad avere uno di questi suv, gelidi, senza emozioni, senza il tempo per andar lentamente e godersi tutto cio che pericolosamente o no avviene sulla strada, soprattutto per colpa loro. Uno dei consigli che posso dare per esperienza diretta è che nessuna, dico nessuna macchina qui, si fermerà davanti a nulla quando ne vedrete una che ha davanti qualcosa che la sta rallentando a meno di 120 km, qualsiasi cosa! Precipitatevi sulla sinistra perche di certo supererà, superera tutto quello che trova a costo di uccidere qualsiasi ostacolo che trovi sulla strada, come ho letto stamattina sull’Indian Express che mi hanno lasciato come tutte le mattine qui in hotel sotto la porta: un pulmann nel suo consueto modo di fare ha sorpassato un carretto, un paio di motociclette e dopo una lunga spianata dalla visibilità perfetta un elefante lento e annoiato attraversa la strada, lo stanco pulmann tutto sciancato e strapieno di gente gli suona all’impazzata con la sua tromba da stadio gia da molto lontano e come fa ad ogni ostacolo non decellera, ma l’elefante non è l’uomo e fiducioso in quest ultimo, continua il suo esitante e svogliato attraversamento, il pulmann con tutta quella gente lo prende in pieno, senza un accenno di frenata, senza alcun segno di sterzata. 27 persone morte compreso l’elefante. Oppure la notizia che anche il calciatore Ronaldino in visita qui in Tamil Nadu a una scuola elementare come ambasciatore di un campo di calcio locale, appena uscito dal cancello principale con la folla in estasi a salutare la sua auto, fa un incidente con una macchina che gli piomba addosso ed esce miracolosamente illeso. Perche qui infondo il traffico è differente, non si ferma, non è estenuante, ma frenetico, come impazzito, senza logica ne pazienza, tutti vanno e nessuno si arresta, persino un dare precedenza a una donna carica di spesa è un intralcio al traffico di cui nessuno vuol godere, nemmeno la signora che ti guarda come dicendo: “ma che cavolo ti sei fermato a fare? vai vai che io passo uguale anche senza che tu ti fermi.”In tutto questo mondo isolato e antico ai limiti del vero ci sei tu con la moto stracarica di 4 zaini dal peso complessivo di circa 50 kg e il tenero peso della persona che ami dietro, entrambi in balia di questo mare a due ruote dove restare in equilibrio sembra un un continuo muoversi e scherzare sul miracolo del destino che km dopo km continuamente avviene. Contemporaneamente a tutte queste attenzioni in cui la mente è concentrata e al comando, la felicità di esserci in mezzo ti allaga, basta il pensiero di contestualizzarti li, vederti da lontano in un pensiero alto sopra te, e prendere coscienza di te, di quest atmosfera incredibile che è la diversità del mondo, sentire i tuoi piedi, le tue mani forti su gas e freno a farti rendere quel tempo infinito senza accorgersi di tutte le ore che ti lasci dietro la marmitta scoppiettante. Scanso uno a uno i pericoli avanti a me e la mia mente va indietro a tutto cio che mi ha spinto qui senza sapere chi sono, il vento ancora mi arrossa gl’occhi da cui entra di tutto: dalla polvere di qualche balla di fieno persa da un trattore al paesaggio che gli sta meravigliosamente accanto, risaie, donne piegate dalla fatica in sari sulle spalle color pastello, e poi le ceste, i senzanome dalle tuniche arancioni che dormono sotto gli alberi, un gruppo di amici che ti fa un grida sorrissi con la mano, un altro che ti si affianca guidando una specie di ciao con moglie figlio dietro e una capretta in mano, un uomo che zoppica con lo sguardo perso e la mente dipinta di polvere biancastra, di certo non sono uno che ha letto molto nella sua vita, pero ho scelto e attirato a me tutti i libri che mi sarebbe piaciuto leggere e fare miei, forse per bisogno, sicuramente per istinto eppure ora che sono qui, vengono tutti fuori senza autore, nell’aria che sfrigola il borbottio di queste braccia tese sul manubrio, in una fitta cechia di concomitanze e leggi che tengono insieme questo nostro andare sulla fragilità e l’impermanenza della vita, niente piu di un esperienza che si è sentita portarsi via rende saggio il cuore e chiara la tua strada su ogni notte, perche non c è inizio ne fine a questo traffico che tagliamo come un astronauti venuti da lontano senza capirne il motivo. Ma non è capire, è sentire, intuire, abbandonarsi a una strada perdendosi e trovando finalmente la tua. E noi qui nel Tamil Nadu siamo ancora in viaggio.

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