Anche morto si vive senza un apparente corpo, la corporatura è superflua quando gli occhi sono spelacchiati d’abitudine e incuria. Servono le scorze del rendersi conto, pratica, ampere d’allegria di stanchezza, fiducia e scarpe da tennis foderate di mistero. Trasparenze del fondal celeste direbbe un Amico, anche il cielo è una (faraonica) brocca di versi: i poeti son sempre a pisciare, bevono troppo! Ma sono traspirati come onde d’oceano che evaprano pioggia. Ecco a te le chiavi di queste manette, eccoti gli omaggi, gl’ ondeggiamenti; gli stracci di queste notti appuntate, e sguardi cieli come code di fulmini spro-fondano sotto le fratture dei rami incendiati: l’ albero si accende della saetta letargo. Detonati colori, dilaniati odori, spente le radici: ammainate i letarghi, qui siede lago e onniscenza. Qui riposa in pace il tramonto, l’acqua, la polvere, l’alchimia del samsara in appunti di nirvana.

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