Nuvole da Ho Chi Minh City.
Vietnam, Marzo 2013.

Ho Chi Minh è una città come potrebbero esserlo poche altre in Vietnam, è la più grande, la più affollata, la più pubblicizzata pentola di persone e comunismo capitalista che si possa trovare in Asia: fitta di agenzie, viaggi, tour, piattole, canne da zucchero: molto più capitale di Hanoi, non è bella, è un formicaio! La gente riversa nei parchi in un atmosfera serena dall’ambiente caotico: ricca di sport, senza preoccupazioni, ma la profonda macchia della guerra è ancora nitida e incompresa, turisti stranieri che scattano foto sorridenti accanto alle ex bombe americane, senza coglierne un messaggio indicano la direzione del mondo in cui stiamo andando, intanto una signora con dei cesti di frutta siede all ombra dell’entrata vendendo frutta avvolta in foglie di palma. Il nostro ostello all’utlimo piano di un palazzo anonimo, una via stretta puzzolente avanti a un mercato di carne e verdure maleodoranti di verdure in decomposizione sono le ultime ore di questo Vietnam.

Immagine 002

..e vorremo raccontare di questi giorni che si fanno ricordi dal lato di un non-tempo, di un non-spazio che influenza, raccoglie e respinge i nostri gusti, i nostri pregiudizi, il limite di questo corpo marciante. Da Ho Chi Minh il mondo lontano non è poi cosi lontano come ci aspettavamo, è stato fatto sembrare.. (Volontariamente?) Ed è l’immaginazione applicata ai filtri dei resoconti di notizie e mode a renderlo ai nostri occhi un arcipelago di stati a se. Non è così. Quello che da qui si intuisce su questi primi 11.000 km è la fitta connessione di principi in cui gli esseri umani si muovono e prendono decisioni tutto sommato simili: le lingue, i paesaggi, i riti, le abitudini sfumano ma questo sentirsi pelle contro pelle, avvolti nello stesso involucro di sofferenze e piaceri è recepita e manifestata con lo stesso timbro comune: un profondo desiderio di pace/famiglia tinto di stupendo folklore. Ovunque umano! Qualunque sia la strada o la citta in cui sei nato c’è piu bene di quanto il nostro mondo (inteso Italia) non sappia. Ed è sempre il conflitto il protagonista delle nostre notizie, dei nostri film, dei nostri esempi, non c’è mai un equilibrio di queste polarità, l’odio che va in onda è una diga, uno strumento fittizio di divisone e pregiudizio da usare per salvare solo e soltanto se stesso. Non da queste parti. La vita è qui un grande mercato dove le regole le fanno i valori, non i profitti.

Immagine 08 Immagine 014

Quello che non ti aspetti è la valanga d’impressioni che cadono di muro in traliccio selvaggio, esci e sei spiazzato da quello che pochi mesi prima immaginavi da un libro, da un iPad: In internet c’è questa mancanza di violenza dei profumi nuovi, il contatto appassionato tra carne, racconti spontanei, magliette sudate, dormitori, frutti, ma anche bus, alberi arrampicati, rumori, treni-pianeti-di-gente-mondi-fianco-a-fianco che pompano calore eppure ancor-piu-niente-di-tutto-questo! È senza nome, leggi, appartenenze, scambi trasparenti, esplorazioni dell’altro dal profondo se stesso in avanti: ma vuoi mettere il mix a tutto tondo di un contesto e sottofili, risate, persone che si conoscono per la prima volta? Come puoi cartificare le semplici forze cosmiche che accadono in quell’attimo e lo rendono irripetibile? Debole di ogni ragionamento. La superficie della diversita è grattata via dall’arbitrio di un senso che salta in moto, privo di computer che ne media e ne codifica solo una piccola parte del contesto, gli occhi sono negl’occhi, senza schermo, “la sensazione” fluisce a cascata quando uno schermo si toglie di mezzo. Non siamo piu abituati a questa grandiosa intimità pubblica. C’è sempre qualcosa da fare prima di fermarsi e ascoltare..

IMG_8879

Le emozioni non hanno ambizioni ne confini e neanche continenti, sono le stesse in ogni capo del mondo: hanno un solo grande limite possono essere rappresentate, ed è la rappresentazione di mille belle parole (o di mille belle immagini) a far perdere milioni e milioni di brividi indescrivibili di un essere qui, nell’azione: lividi nell’attivita sensazionale di un abbraccio che non è lettura, non è lettori non é scrittori ma contatto, suono e fiume, odore diretto, angoli, capelli, sorseggii simultanei a tutto corpo! Senza limiti, padrone del suo ruolo da protagonista. Leggere in questo senso è uno sterminio. Il linguaggio fa capire, fa provare, insegna, ma non vive il corpo, lo immedesima e ne rappresenta i bagliori con la meraviglia personale di parole dai fuochi artificiali! Come fossero stupefacenti micce spolpate di scoppio.

Immagine

E per ogni frase azzeccata ci saranno sempre centinaia di migliaia di finestre accese stanotte, ripiene di persone con parole mai dette, gente che non è riusciuta a dare una giusta calligrafia alle loro astrazioni, gente che ha provato e (con)vive costantemente in un inesprimibile terra di mezzo tra sogno e sconforto. Beh, da questo viaggio in poi, per me, la parola è una prigione per quello che l’alfabeto non potra mai tradurre. Un cielo. La libertà è in chi la vive e in chi non ne parla. E non è il saper comunicare a cambiare le cose, ma è il coraggio di azionare gli interruttori del (super)corpo e trascenderli andando.. Sbarazzarsi di un a meta e viverne il percorso, il largo, la sacra fatica del brillantio di un uscire e assaporare un respiro: e un solo passo vale veramente piu di una poesia scritta, la realta non stara mai nel recipiente di una definizione o in un programma televisivo, in un racconto o in internet, ma è, e sarà sempre fuori, in chi apre una porta, non si volta, getta via la proprietà delle sue chiavi. È questo il piu grande patrimonio mondiale che stiamo lasciando: le gambe in comune, scalze! E’ un fatto di organi che sprofondano in poltrone con monti, colline, ruscelli fuori. Natura pronta e alla portata di tutti dimenticata sotto la leggerezza del confort che ne raggiunge velocemente qualsiasi meta, che la rende omogeneizzata ma che, con lo stesso colpo secco, ne sventra l’anima, le magie dell’arrivarci.

Share This