Nha Trang. L’Oceano mare.
Marzo 2013 – Vietnam.

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Passiamo da Nha Trang perche vogliamo vedere dove vanno al mare i vietnamiti, dopotutto…”è di strada” per Singapore… Inoltre vogliamo vedere un tratto di costa vera, assaggiare del pesce locale, respirare un po d’estate visto il tris di freddi Russi, Cinesi, e Mongoli che ci siamo lasciati alle spalle. Oramai abbiamo sulle spalle quasi 11.000 km senza aerei e questa parte della traversata si fa programmandola alla giornata o meglio alla fine della giornata. Un giorno lo spendiamo qui. Senza riposare ci facciamo dare dall ostello un altro piccolo honda a marce e rincariamo la dose di kilometri su questa giornata stupenda!

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In lontananza, in questi-orizzonti-silenti-che-vanno-spigliati, un granchio e il suo scoglio, il liquido relax della malinconia dei nostri amici delle nostre famiglie che si evaporano nei baruffi di queste nuvolette a mezz’aria, senza suono, senza anni, come spillate da un denso e vago pensiero che va a piovere avanti, roseo, eterno-ma-ora, di schiena a questo sole di onde con spigoli d’acqua a ventose di specchi, pensiero inquieto, tagliato, pensiero rotondo: forse colto per caso, forse in un motivo, ma fine, legato al molo dell’altra parte del mondo: Casa. In freddo silenzio, il binocolo di uno sguardo osserva il futuro di questa bella giornata oltre il suo occhio. Le due botole sono aperte. Distanti in un punto, la simmetria, la capriata di un contatto atterrato nelli stessi aeroporti.
Dietro una finestra in Italia, sventola un profilo riflesso nel vetro, il cielo è anche li, di fronte, scuro. È l’arrivo di una tempesta. Qui la spianata di un blu a pascolo di nuvole. Due sguardi, due punti di vista lunghi un meteo. È un solo avvertire, un solo spedire di bene, bene e altro bene. È il bit di una cupola a due colonne. Il Pensiero tondo che fa un giro veloce in un balzo di mente! Il corto circuito del sentirsi accanto, esatti, puntuali, richiusi in un unico petto in comune. Insiemi delli stessi confini, intersecati senza un suono che non sia la comunicazione, voce senza voce come bocche in un boccaglio. Qui, il piacevole vento sale spingendo il pensiero fino a queste nuvole attratte, la, i primi passi di un acqua piccola e spezzata, a caduta ora forte poi leggera. Due volontà che diventano filo di santa intenzione: quest’aria celeste che inciampa colando aldilà del nero. La vista è finalmente-troppo-tardi, avanzata, sfunzionata dei suoi calci a giudizio, sbanalizzata di ovvie caratteristiche: facciamo finta di niente, ma stiamo guardiamo lo stesso cielo, forse è più trasparente, ma è in queste geografie differenti che destinatari e mittenti s’incontrano nel tempo impercettibile. In un pensiero. Carico di stesse volontà, riunito, guarito di ogni paura. Alzo lo sguardo. Qui la sabbia dell’estate, li il cuscino dell’inverno. Una fitta prosa di sole piove in parole. Non se ne distinguono frasi ma gocce scoccate via da questi raggi vicini. Adesso indistinguibili. Solo lontani diventano pioggia. Oggi, senza terreno ma in volo, al centro ma in uno spazio, un piccolo seme di bene è tornato primavera in due diverse stagioni.

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