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Arrivare qui a gennaio, con -30 gradi al sole, partendo da Firenze senza prendere aerei, significa affrontare un viaggio di almeno una settimana soltanto di mezzi di trasporto. Quello che si trova quando sia arriva, è la capitale fantasma di Ulan Bator, fuori di essa la steppa, il nomadismo sfreanto di un popolo in continua lenta transumanza, con case mobili, cavalli, letti, gher, noi abbiamo preso un pulmino senza catene ne gps e con una paio di Australiani ci siamo avventurati nell’infinita steppa di neve Mongola. Le terre di Gangis Khan sono sconfinate, non hanno orizzonti, non hanno pianure ne montagna, il terreno è sempre incerto e viaggiare per km e km di nulla senza un riferimento a volte puo essere molto pericoloso, soprattutto per via dei lupi, quando pero tutto vabbene si fanno e si trovano incontri meravigliosi, unici come questa sacra terra dimenticata.

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