Bo. Dall’India quest’era moderna di smarrimento sociale è piu forte, piu chiara e meno rarefatta: il lavoro sta finendo per essere soppiantato dalla tecnologia creando cosi grandi marginini di vuoti da riempire, la religione in genere mi pare piu defunta che mai visto la continua ipocrisia di parole banali mai seguite da fatti concreti, vedo queste centinaia di chiese nel kerala, e non so chi è piu ridicolo: io battezzato che trovo il mio senso entrando in un tempio dalle mille manifestazioni di shiva o questa gente che si converte a una religione cristiana piu ricca, piu globale di quella autoctona ma sicuramente arrivata qui con la forza e con il sangue di mille inquisizioni. Nessuno ha bisogno di una religione quando intorno a se c’è semplicità, natura e universo. 

E c’è qualcosa di profondamente innaturale nello sradicare i connotati di una terra per trapiantarne di nuovi, è la follia delle democrazia omogenizzata dove la diversità diventa un ostacolo e i democratici firmano avamposti di multinazionali per dar ristoro a tutte le paure di queste persone in cerca di uno svago alla loro solitudine da sterminare, persone spesso in pensione che continuamente vagano alla ricerca della felicita dimenticandosi di essere felici tutti i giorni. Con meno di quello che spendono.
Qui nei turisti, nella vera india senza piu viaggiatori, la miseria del fuori è sempre vista da un vetro o al sicuro di una guida che tiene lontana quest atmosfera, l’aria intrisa di merda e incenso sono sempre purificate da una mascherina e le strette di mano, gli abbracci da un ridicolo liquido igenizzante. 
il prezzo della libertà che abbiamo costruito sta tutto in questo bombardamento esterno dove in un giorno puoi diventare sommelier senza aver tagliato per anni un grappolo d’uva, puoi girarare il mondo in un giorno e dire d’aver visto cento paesi senza averne sofferto la fame o fare un corso di yoga senza vedere per un mese e piu, nemmeno per caso, un solo indiano intento a praticarlo, la velocità si è mangiata il tragitto, il sacrosanto percorso che ci vuole dalla partenza alla meta, quel lento procedere a ostacoli che fa del viaggio il punto d’arrivo da cui partire ogni giorno, uno pensa sempre che siano tutte qua fuori le risposte, in realta quello che di grosso c’è qua fuori è solamente la prospettiva, ma quella la potete cambiare anche distendendovi sul pavimento della cucina osservando il vostro divano da un angolazione diversa. Viaggiare è una scorciatoia a leggere tutti quei capitoli a cui il cambiamento e la consapevolezza ti fa arrivare per esperienza, ovvero non si puo mai viaggiare su una strada senza essere quella strada. Il punto siamo noi e quello che possiamo fare per dar valore al nostro tempo. La specie è umana, il resto sono colori, tutti soffriamo delle stesse paure, tutti invecchiamo, tutti cambiamo, tutti moriamo, tutti nasciamo, se provassimo per un solo istante ad andare in fondo a iniziare tutti noi a scrivere le risposte alle domande che regolano le fondamenta che ci accomunano nello stesso destino, dal piu crudele al piu saggio, forse il mondo non avrebbe necessità di bandiere, e il costante cambiamento sarebbe un orizzonte di una specie finalmente unita, meravigliosa e mai vista. Utopia? È sognare decidere di prendere in mano consapevolmente la propria vita e farne un occasione di ricerca per uscire dalla sofferenza? C’è qualcuno che vuole il dolore nella propria vita? Che vuole soffrire? È utopia spendere il proprio tempo, le proprie energie a meditare sul nocciolo pratico del superamento di tali questioni (a cui nessuno sfugge) piuttosto che su decisioni del tipo: il colore piuttosto che un altro di una nuova auto? 
Ora arriveranno le stampanti 3D e chiunque in meno di un paio d’ore potra “stampare” un mobile, una bicicletta, un auto (è gia successo!) il mondo tende a eliminare ogni fatica necessaria al procedimento artistico di un risultato, e per artistico intendo il parto di un manufatto che nasce e cresce evolvendosi con la persona che lo tiene incinta, l’immediatezza di questa era ci priverà sempre piu dell’imprevedibilita della fantasia che sedimentando per tutto il tempo che occorre, consente di pensare, modellare, riprogettare e scandire quel processo immaginativo e poi concreto che crea valore nella vita sociale di chi senza lavoro spende il proprio cuore seguendo con intuito la propria via che sfocia in lavoro, questa è l’era del tutto a disposizione di tutti, dello shopping on line senza piu rapporto di fiducia tra chi vende e chi compra, delle casse automatiche piuttosto delle cassiere in persona, dell’industria sull’artigiano, dei pagamenti con l’impronta digitale, della democrazia take away, quella che deve abbattere ogni differenza trasformando l’intero mondo in un grande outlet di cose inutili acquistandole senza toccarle, provarle, studiarne l’effettiva necessita, è l’epoca dove chi rimane piccolo o muore o cede al prezzo dell sue bocche da sfamare: il cervello corre in India, forse perche tutte queste comodita da un mese a questa parte non mi fanno compagnia e questa vecchia nazione è ancora estremamente ricca di povertà e miseria a cielo aperto, sempre in fermento: le nuove generazioni indiane con internet hanno venduto i loro sogni autoctoni per i nostri preconfezionati, acquistati e pubblicizzati da mamma America. C’è una colonizzazione in atto, e non ha bombe ne nemici che abbiano corpo o nome, tutti facciamo finta di non vedere il disastro sociale a cui portera questa omogenizzazione di desideri e tendenze egocentriche del culto della propria immagine che tira a se sogni finti e moneta di scambio senza piu neanche la carta. L’India, il paese con piu abitanti al mondo, è l’ultimo baluardo di questo grande alterego del nostro tempo è al tempo stesso palco e rappresentazione della sofferenza in scena tutti i giorni, e sta crollando. Non dico che tutto questo dolore sia giusto, ma so che è reale, lo posso vedere, ne posso sentire l’odore, posso toccarlo e riflettere, sentirmici parte, responsabile, posso in ogni istante angosciarmi nella realta, nell’impermanenza del tempo, nel senso di morte, e finalmente non fingere piu che la sofferenza non esiste e non sia parte di questa vita, posso cioè dare valore a ogni singolo essere che incontro, dal piu piccolo al piu grande, da quello che lotta fino all ultimo respiro contro una lenza da pesca ai lati di un canale invaso dall’inquinamento di ogni genere a quello a quattro zampe che si trascina solo, assediato da ogni tipo di parassita, dal neonato che piange senza mangiare da giorni, al vecchio che dorme di stracci, sporco di ogni lerciume vicino all’immondizia a mendicare, posso vergognarmi e far si che la mia vita migliori quella degl altri meditando e agendo su questo, piuttosto che vivere in una società che mira ad escludere e far finta che questa realtà non esista. È questa finzione a cui siamo abituati che fa male alle nostre vite, che le “chocca” quando d’improvviso ci ammaliamo o peggio moriamo, non siamo mai pronti o abituati a vederla perche la societa ci vuole sempre giovani, ci nasconde le immagini cruente, cerca di fermare il cambiamento prolungandone a tutti i costi la durata, gli effetti del tempo, la qualita della vita pur di sfuggire alla sofferenza, qui in India tutto cio è il contrario e la verita è che dobbiamo smetterla di credere a queste menzogne se vogliamo migliorare la nostra felicita, soprattutto se miriamo ad averne una personale e duratura, dobbiamo accettare vedere e provare anche cio che non vorremmo, proprio come una medicina amara, cominciare a sentire in noi il diritto alla felicita di ogni persona che ogni giorno vive le proprie strade da compiere, la proprie sfide da affrontare, dobbiamo percio coltivare gentilezza e rispetto per tutti noi la fuori al centro di costanti battaglie, dobbiamo iniziare a trattare l’odio con amore in senso specifico, quotidiano per vedere i frutti inaspettatti che danno, perche se secoli di guerre hanno portato ad altre guerre, perlomeno scientificamente parlando sarebbe doveroso cambiare approccio, ogni giorno si possono fare dei piccoli esperimenti, con un po di disciplina alla volta, bisognerebbe vedere i nostri nemici come occasioni per coltivare la nostra tolleranza, aumentare cosi la nostra autostima, il nostro senso di ruolo-connesso nel mondo e soprattutto dovremmo smettere di vivere nella paura, perche appunto nella paura non si vive, si peggiora.

Guardo i muri di questo vecchio Tamil Nadu e vedo attori impresentabili che si candidano a sindaci a capi di stato, e poi gente che li vota scambiandoli per i personaggi dei film di Bollywood in una trama, accendi la televisione in un hotel (sono stato malato qui 5 giorni) e sono tutte soup opera con personaggi piu bianchi che mai quando fuori son tutti neri, le case poi son tutte tipicamente occidentali quando fuori son di lamiera, concio, qualche mattone e tutto quello che si puo trovare nelle discariche a cielo aperto, i vestiti delle pubblicità poi son tutti tipicamente alla moda… Americana, passano spot che sono inni all’igene mentre fuori tutto crolla sotto la sporcizia, esci in moto e in strade a una carreggiata sfrecciano suv che non hanno senso in india visto le loro dimensioni e il contesto di ostacoli naturali quali: traffico incontrollato, vacche, capre, polli, motorini, ecc..ecc… È il paradosso indiano delle persone che si svegliano il mattino alle 4 a pulire per ore una statua di Visnu donandogli mille preghiere e che poi disprezzano la vita altrui smaneggiando le proprie automobili in strada come fossero pistole. Assurdo.

 
Il mondo da qui, sta cambiando troppo troppo velocèmente, lo si vede nei turisti sudati che vagano in tour come polli senza pollaio, negli stessi che scappano dal loro lavoro attraverso agenzie e distrazioni di gite da scatta una foto e torna in albergo! Persone che hanno paura del diverso e dell’imprevisto, senza bussola sennon quella di perdere del tempo in hobby piuttosto che guadagnarne giusto un poco in scopi piu alti alla ricerca di chi sono, invasati d’informazioni e wifi, selfi e foto senza che in loro sedimenti la conoscenza di quello che non vedono oltre il display della loro faccia in posa accanto a qualche cascata, perche tanto ci pensa l’iphone e le immagini a darne memoria su un computer (se le foto ci arrivano) tutti che cercano di farsi largo, tutti che spingono per reclamare il loro spazio in un qualche posto nel mondo che garantisca fama e successo, un panico generale di persone che fa continuamente rumore cercando di attirare attenzione piuttosto che legami, solo a me sembra pura follia? Una nuova specie prigioniera delle proprie vacanze, continuamente in fuga dalla frustrazione di lavori che non li appagano e che non amano, miseramente gentili, vecchietti che come fantasmi si vestono alla indiana jones per fare 10 ore di autobus dalle prese usb e i sedili riscaldati per poi ingozzarsi come tacchini, comprare un suouvenir made in china, fare le solite cinquemila foto che: click! Tutti sanno fare e tornare indietro senza memoria e poi i giovani e meno giovani che giocano a fare gli hippy provando qualsiasi tipo di droga gli capiti a tiro per la pigrizia e il coraggio mancato di prendere in mano le proprie vite inventandosi un presente su misura, vestiti da falsi straccioni che poi li vedi tra le terrazze dei ristoranti internazionali piu fighi a piedi scalzi a spendere fior fior di quattrini in alcolici super tassati, belli fisicati, senza un pelo come fossero donne, con le solite cannottiere dalla merce in esposizione e il solito sguardo ubriaco da branco senza direzione: il fatto è che tutti noi alla fine di questa grande onda capitalistica, che ci ha dato ogni genere di benessere, inaspettatamente ci siamo ritrovati piu soli di quando si aveva meno, non c è piu niente da comprare che gia non si abbia, per le feste andiamo tutti in crisi e non sappiamo piu cosa regalare, l’architettura destinata all’occidentale medio poi è sommariamente costruita per creare profitto a chi la costruisce e grande senso di alienatezza a chi la vive, spesso in posti morti, freddi, scatolari, senza piu spazio per il rapporto con il vicino ma arredato di ogni allarme, inferriata o porta blindata possibile a mettere un confine deciso tra te e me. Ancora piu assurdo.

Non esiste un altro nome per definire l’india se non il suo, come al solito quello che passa dal fantasticarne all’esserci è una voragine di luoghi comuni che si perdono di ora in ora, di km in km, di frase in frase che sale da dentro i miei piedi e mi attraversa sudato in quello spazio che evapora tra me, i miei pori e l’etere. Mistero. Prima di partire non mi aspetto niente dal paese che vado ad incontrare, mi viene naturale, gli utlimi giorni prima di una partenza non sento mai la pressione di un volo che mi portera fuori dalla normale quotidianetà che ho costruito, è un procedimento che avviene senza sforzo quello di non sentire ansie ne paure, la mia mente rimane centrata sul momento che vivo, quieta nella scelta presa e senza mai fare salti in avanti, nemmeno quando sarebbe facile farlo per via di facili suggestioni, anzi, accade che quei giorni vivo tutto piu intensamente, quasi fossi un malato incurabile: rapporti, sonni, incontri, parole, anche i gesti semplici come uno sguardo, un messaggio assumono piu signficato proprio per via del distaccamento dovuto al viaggio, cosi, piu che mai, sono li, stretto, centrato attorno a tutto quello che bene o male piacevolemnte mi manchera e che per la fretta della vita diamo giornalmente per scontato. 

Cosi arriva il giorno che parti e scopri che sotto sotto un aspettativa, un immaginario della cosa ce l’avevi, dopotutto hai scelto di essere in un posto piuttosto che in un altro, arrivi in India e rimani deluso, ma per poco, perche dopo il rumore del frantumarsi dell’idea che avevi di un viaggio arriva la realta che non t’immagini, e allora ti sconvolgi, sbocci, osservi quello stupore, osservi la sensazione ed è questo il motivo per cui sei li, osservi la reazione del tuo corpo, i tuoi pensieri che fanno lezioni senza appunti, piano piano senza accorgerti, ti apri senza giudicare quel vento per buono o fastidioso, lo accetti cosi per come si presenta cercando di vivere ogni situazione a vantaggio della persona che vorresti incontrare nel mondo.

Quello che il viaggio ti da senza cercare è la verginità ottica di nuovi termini di paragone sulla strada che stai aprendo tridimensionalmente, passiamo la maggior parte dei giorni a condizionarci (a volte per abitudine o per vizio) la felicita confrontando i nostri risultati con quelli degl altri, senza fermarci ne darci pace, ecco, il viaggio sgonfia i problemi rendendoli innocui, lasciandoci in dono la senzazione piu rara di questi tempi moderni: l’appagamento, ovvero la soddisfazione di non farci influenzare la vita dall’ottenimento continuo di un determinato obbiettivo, apprezzando a ragion del vero, tutto quello che gia abbiamo in maniera sincera, a lungo raggio: muoversi come una goccia in un vaso per spostare quel confine interiore, superare la soddisfazione di un desiderio senza esserne schiavi e sfruttare il proprio passaggio su questa terra per capirci un po di piu di se e degl altri è quello che provo di fare ogni giorno, riuscendoci o no ogni viaggio parte da un naturale e questo come altri, ne è soltanto l’inesauribile tentativo.

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