Siamo ufficialmente in fuga. Liberi e stremati da queste prigioni che non ci appartengono e che non abbiamo scelto. Non il riposo, non le pance, ma il cibo per la mente, le scarpe consumate, l’imprevisto: le avventure sono le nostre vacanze! Non vogliamo unirci a questi tempi continuamente in onda e non vogliamo farci mangiare i nostri anni da questa gente che si mette 10 formiche nel naso per 5 minuti di celebrità, crediamo ci sia molto di più da scoprire fuori dai muri di casa e magari i nostri nonni avessero avuto i nostri mezzi: ce li hanno sempre invidiati! Per cosa ricorderanno questi tempi? Per i video di un gatto che balla Michael Jackson? Per degl’idioti che parlano continuamente del nulla, senza magia, mutilati negl’orecchi, mai in ascolto, privi di qualsiasi forma di vita da insegnare, senza un solo silenzio, persone che hanno sempre qualcosa da predicare e da dire e negare! negare! negare! Senza mai un briciolo di consapevolezza o integrità da regalare, figure finte che sbiadiranno senza orme ma con purtroppo milioni di seguaci al seguito. Noi vogliamo proteggere qualcosa d’importante, dare senso ai nostri nomi, con semplicità, Sammezzano non è un ispirazione ma un castello vero, chiunque può salvarlo in ogni momento, anche solo parlandone in giro! È l’indifferenza, l’accettazione a queste continue vergogne che in un lento silenzio ci fanno morire poco a poco nei nostri stessi rimpianti. Arriveremo a un punto che non sapremo più chi siamo e forse non ci sarà più niente nemmeno da salvare. Tutto sarà uguale a tutto. O forse è già così?

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La noia, in questa landa sconosciuta, é una perturbazione di gioia, un opportunità, un privilegio da gustare con libri, chiacchere e vagheggi ai frutti di bosco, buonissimi qui. I nostri sguardi sono privi di suono, assorti nella completa tv-finestrino-di-giorni-dopo-giorni! Alberi spogli, villaggi, sterpaglie, comignoli caldi, staccionate, orme inviolate, cani randagi, mucche e baracche, pinnacoli di legno, finestre artigiane, nuvole, pareti, cieli riversi, ricami turchesi, persiane turchesi, stelle, muri turchesi e nevi nevi in continua orbita dei nostri occhi! L’orizzonte é un tutt’uno fondente dai bordi invisibili, le strade più che larghe son sentieri di camioncini impantanati nel freddo, villaggi spettrali poi vivi, pianure spianate, miraggi: il finestrino trasborda ellissi di paesaggi ruvidi ma lisci, delineati in perfetti incroci di colline di neve spalmata! La Siberia da qui é un foglio di carta velina, un oceano di fantasmi inespugnabili. L’idea che passa é sempre dietro il vetro, a rimorchio del nostro personale sentire. Indecifrabile. Inespugnabile. Ogni giorno é una lunga notte cullata tra scossoni di treno in incontro di rotaie ghiacciate, i nostri letti sono stretti ma le nostre pupille risplendono in un orgasmo di freddi paesaggi marziani! Il corridoio fuori la nostra cuccetta é deserto, é notte fonda e il Clangon-Clangon! Clangon-Clangon! Clangon-Clangon! della locomotiva smuove i pavimenti del nostro vagone, su poi giù, un battito lento, ritmico, a carbone, come un polmone animato, substrato e inspirato dal continuo scricchiolio di un sospiro meccanico.Fuori il finestrino continuiamo nel buio, senza una luce per centinaia di km, stiamo costeggiando il lago Baykal, il lago più profondo del mondo, oggi é completamente ghiacciato e in questo periodo lo si può attraversare in auto in tutti i suoi 830 km di tempeste di neve! Il faro della locomotiva taglia l’immensa oscurità come un serpente che scivola via, artificiale, inosservato all’intero universo: noi dentro questo lunghissimo e metallico addome, fuori l’esplosione dell’inverno, senza rumore, sconosciuto, imponente. É forse il 2 mattina e la Mongolia é arrivata molto prima dei suoi confini, le dolci colline e le sterminate steppe dipingono in questi primi chilometri, un pianeta a se, congelato di soffici spianate ovunque, gli alberi cominciano a interpuntare le nostre osservazioni e il panorama appare adesso adagiato in un fragile sonno a velo. La natura da qui, non ha più confini, quella che appare come monotonia é invece l impero di un ecosistema radioso e inquantificabile, a prova di furto per ogni macchina fotografica che vi scatta le sue impressioni. Le staccionate sono lontane un Europa, e anche la Russia consuma ormai i suoi ultimi paletti di nazione selvaggia. Ci fermiamo. Controllo passaporti.

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Ormai i nostri rubli sono contati e non ci resta granché da mangiare, alle fermate scendiamo dal treno in cerca di qualcosa nei kioski, il cibo é preconfezionato e ci facciamo avanti a forza di zuppe, cibo cinese e snack ghiacciati. Spegnamo ogni luce in questi ultimi km di treno. Alle prime luci del mattino, in completa confusione tra sogno e realtà, i nostri zaini mettono piede a Ulan Bator, é la prima volta anche per loro, il vento é glaciale, la città sembra uscita ieri da un bombardamento, ogni strada é senza amore, abbandonata al suo destino, muri crollati, case lasciate a metà, qualche alto grattacielo, tende, Gher nei cortili, fuori é – 30, abbiamo con noi una prenotazione a un ostello vicino, abbiamo una mappa sull’iphone, sono le 6e30, il nostro treno riparte, riparte migliore, aggiunto di un adesivo, l’orma di una promessa fatta da un’incomprensibile letto d’ospedale: GB é stato qui. www.gabrieleborgogni.com

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