Hoi An! tra Sarti e Lanterne.
Marzo 2013 – Vietnam centrale.

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L’autobus arriva in una spianata tutt’altro dal poter esser chiamata stazione, i nostri zaini sono pronti, il fisico è senza riposo, lo spirito invece è disintossicato, sognante, a suo agio con queste nuove occhiaie infornate di giorni in cui gli occhi non vorrebbero chiudersi mai. Sono ore rapide in questa parte di viaggio. Il desiderio di scrivere si spartisce di musica come sotto il peso di un oceano d’impressioni che si srotola dal finestrino ai corridoi delle case che scivolano aperte sulle strade, la vita che le abitano, i visi fermi di questa gente quieta in un continuo tennis di sguardi e tu straniero di occhiali da sole salutato dai bambini in questa bella routine affacciata come un prodotto da esportazione in vendita a ogni km di strada! 11 ore che qualcuno potrebbe facilmente chiamare noiose, scomode o lente visto che i bus procedono a non più di 40 km/h! Per noi, senza saperlo è un ennesima pura goduria. È la Libertà nel non essere il proprio lavoro, il proprio curriculum, il proprio carattere: niente più di un viaggio licenzia il posto nella società che occupi e allo stesso modo assume palpita e incendia la parte più sottile di tutti gli altri che per natura va a occupare.

Da Hue cavalchiamo questa lunga esse che è il Vietnam in direzione Ho Chi Minh City (per la storia la ex Saigon) Siccome non possiamo prendere aerei.. Decidiamo di sostare qualche giorno nel piccolo villaggio di Hoi An per poi riprendere la strada verso la capitale qualche giorno più tardi.

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Pare che tutto il meglio del made in Vietnam si ritrovi in questo gioello. Il villaggio è una ex località portuale adagiata su una piccola e deliziosa pianura di cui non se ne avverte lo sfruttamento, un fiume dai riflessi di lago ne illuminano gli edifici storici, i pescherecci in legno blu, le file armoniose di casupole ai lati, lo strano ponticello in rime giapponesi, la vita tranquilla che si respira nei colorosi terrazzi che ne tinteggiano l’atmosfera di una calda serenità primaverile.

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Tutta la citta vecchia indossa il mantello dell’UNESCO, le sue botteghe artigiane, i suoi negozi di lanterne di carta, le borse zigzagate di ricami fatti a mano, l’odore di pannocchia arrostita e citronella, la patata dolce stufata e venduta sui cocci d’argilla scottata. Non ci vuole molto camminando tra i vicoli invirgolati di fiori e cucina a sentirsi abitanti di questo pianeta chiamato Hoi An. A proprio agio. Protetti come da certe piacevolezze atmosferiche: qui nessuno corre a lavoro, nessuno sembra davvero averne uno, non ci sono gente in cravatte o banche e nessun edificio ha piu di due piani: solo le anziane del villaggio sotto i conici cappelli di riso e le chiaccere dei ciclotaxi fermi ad aspettare il prossimo cliente in arrivo.

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Le caffetterie sono tra le più buone della regione, e il caffè che arriva dalle montagne dell’ovest alle tazzine di latta di questi caffè appare come un bacio prelibato caduto a puntino tra qualità e atmosfera d’altri tempi.

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I templi deliziano ancora una volta le nostre suggestioni, questi incensi che bruciano per mesi, questi dragoni che saltano fuori dalla quiete del nulla, le famiglie vietnamite con i figli, i cuccioli di cane senza padroni, i cinguettii riverberati nell’aria, il senso delle giornate impregnato di ore accese a Offrire! Offrire! Offrire! Non solo soldi ma tempo spontaneo, oro, vita! I templi e le pagode sono qui i veri lubrificatori sociali del vietnam: tengono insieme l’identità di questo popolo e allo stesso tempo ne custodiscono il futuro, l’unione di queste persone, sono il benessere sul territorio, l’applicazione religiosa di questi confort senza spine, sfuggono, sconfiggono le vendette più di ogni altra istituzione e ogni solitudine dannosa, ogni nocività del pensiero materialista prende qui forma nel giovane mistero di un bisogno senza moda: il senso della vita, e rampica, fiorisce a contatto anche in chi, come noi, ne intuisce solo una qualche lanterna sulla punticina di un icerberg.

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Un importante matrimonio in vista, permette a entrambi di testare la fama di questi sarti di Hoi An, per due giorni tra: scelta dell abito (il vanto di questi sarti è quello, a dir loro, di saper riprodurre qualsiasi tipo di vestito da qualsiasi ritaglio di giornale, in qualsiasi materiale si desidera in poco meno di due giorni) misurazioni e contrattazione del prezzo a circa 150 dollari in totale ci portiamo via su misura: un abito maschile in seta e cashmire completo di giacca gilet e pantaloni e due abiti da sera. Il risultato è eccezionale e segreto visto la tradizione dell’evento ma nel caso vogliate venire voi stessi a fare una prova con queste simpatiche sarte, vi segnaliamo questo posto!

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L’ultimo giorno a Hoi An lo passiamo in motorino, spendiamo un intera giornata a girare senza meta, con quella ormai sana e bellissima sensazione di non avere ne orari ne destinazioni: solamente al volante di questa circumnavigazione di spiagge e risaie rincorrendo gru bianche, in volo, bellissime, quasi mimitizzate di nuvole. Ma il pensiero è gia oltre la mattina abbiamo un nuovo autobus.

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