Da Ho Chi Minh (in vietnam) a Siem Riep (in cambogia)

È l’alba e per 10 dollari partiamo da Ho Chi Minh con un autobus semi-pubblico a due piani, tagliamo il Vietnam in un giorno raggiungendo Phenom Phem in Cambogia in circa 7 ore.. Fuori temperature Marziane, 38 gradi e un paesaggio scoppiettante, il viaggio procede dritto e senza curve, le pianure fuori il finestrino danno habitat ai nostri libri aperti e i nostri posti in prima fila allungano le nostre gambe senza ostacoli, il sonno macina poi l’altrove in risvegli e riposi dall’atmosfera sicura e polverosa di quest’ ultimo lembo di vietnam.

Arriviamo nella capitale Cambogiana e lo stop porta con se un inspiegabile ritardo di 3 ore, tra la folla della “stazione” che sembra piu un mercato del pesce che un area d’attesa aspettiamo senza capire, per un po non ci rendiamo conto del tempo, il posto è cosi pieno di facce, spigoli e odori che ogni particolare cattura l’attenzione pensando a cosa c’ è dietro, oltre il rumore degl occhi.. Ci si puo perdere e sconfiggere in queste giornate a mezz’asta, seduti in questi posti senza tempo, intatti, fondi, cosparsi del crepitio dorato della magica disattenzione del vuoto: il ritardo di qualsiasi mezzo è molle, sereno, filtrato d’attesa.

Ripartiamo scassati, controlliamo i passaporti, al tramonto le prime strade cambogiane non hanno lampioni, le vie sono appena asfaltate e la ghiaia, i sassi, i carretti lungo il tragitto sono una gincana di ostacoli per il guidatore di questo folle autobus! Le macchine a differenza dell’ultimo Vietnam sono rare, i motorini anche, la povertà getta qui la sua ultima ipocrisia di bandiere.

Da questo finestrino sono le palme di cocco in lontananza le vere colonne di questo primo cielo Cambogiano, si muovono: slanciate e a picco, sovraumane, fragili e precise, lontane, il cielo è da qui una mescita viola dai contorni di foglie, campi arati, l’oro paglierino che evapora in fiocchi di caldo appesi nel tramonto, campagne di una bellezza vicina ma snodata, disarticolata di specchi fiori e altro fogliame che la ricordano, diversa. Che tace e che cade, come un impalpabile sfondo contornato di silenzio segreto. Il peso del finestrino,
La vita è bella negl’orecchi.

Cala la sera e dovevamo gia essere a destinazione… Ci inoltriamo in un fitto buio senza luci, il tramonto delle palme di cocco è andato e quello che resta è questa inquietudine di guidare nell oscurità di questo piombo senza riferimenti e senza piu orizzonti, privo di una qualche bicicletta in transito o una luce: nulla prende piu vita nei nostri occhi senza l’aiuto dai i fari dell’autobus, è un immersione senz’aqua, una perfetta nebbia di buio.

Arranchiamo sempre di piu fino a che il motore cede definitivamente, siamo a 150 km da Siem Riep, fermi, senza un villaggio vicino e non si vede un tubo, prendiamo la torcia e scendiamo per andare a vedere il problema con i guidatori ma non c è niente da fare, il bus ha il cambio rotto e l autista dal cuore della campagna chiama in citta per farci venire a prendere, non c è agitazione, tutto viene gestito come se fosse cosa da niente, un problema assolutamente normale per un servizio del genere… Forse ha ragione!? Vengono in mente un sacco di esempi sulla nostra pazienza di casa, la gestione dei problemi, le vendette, la sorte sempre colpevole dei nostri guai, l’impazienza, la velocità, qui l’approccio è molto piu pratico, semplice e snello.

Dopo circa un ora arriva un autobus apparentemente piu rottamato del nostro, piu piccolo e ammortizzato, spostiamo i bagagli e facciamo le ultime ore di buche prima di arrivare a destinazione!

La destinazione è un campo notturno circondato da lamiere con gente vestita di stracci che sbraita, sporca, consumata dal caldo di questa pianura. È notte piena e con il bus passiamo il cancello che ci parcheggia in questa polverosa e caotica periferia di Siem Riep! Scendiamo e la gente ci assale chiedendoci dove andiamo, se abbiamo bisogno di un passaggio, non c’è malafede ma è notte, noi stanchi, acciaccati, sradichiamo i nostri bagagli dalla folla di mani nella pancia dell’autobus e tra nuvole di polvere rossa sotto un cielo senza stelle c’ incamminiamo a piedi verso le luci della Citta..

Dopo circa 15 minuti di cammino nel buio ci avvicina un ragazzo in motorino, si offre di portarci al nostro albergo per due dollari, il modo in cui si prefigge quest’obbiettivo non appare per nulla evidente visto il mezzo a disposizione ma… Con molta curiosita, vediamo che succede!

Dopo 5 minuti ci ritroviamo tutti e 3 in sella a questo Fifty con i nostri due zainoni da 20 kg di cui uno ben dritto e in bilico su una mia coscia, uno sulle spalle di Yumi che siede per ultima e gli altri due piu piccoli posizionati davanti, tra le gambe del guidatore, l’equilibrio è precario, ma lo spirito è perfettamente cambogiano! Partiamo cosi per gli ultimi km di questo giorno infinito che ci separano dalla meta.

Viaggiare cosi in Cambogia è assolutamente tranquillo, il rischio è assolutamente tollerato sulle strade, sui motorini si trasporta di tutto senza tener conto di norme e dimensioni, cosi capita di vedere gente che su uno di questi fifty porta 4 maiali, o un asino, o un quintale di verdura oppure cesti, cestini, sacchi, bambu che quasi ricoprono i guidatori: l’ultima, genialata in ordine di tempo è senzaltro di un tipo che partiva per chissaddove con una vecchio fuoristrada carico di ben 15 moto da cross..uno scherzo? No tutto normale qui!

Poco prima di trovare la capanna dei nostri prossimi rifugi, adentrandosi nelle viuzze lungo i fiumicialttoli di questi muri in bambu: girando in un vicolo buio, impossibilitati a guidaree senza possibilita di sterzata repentina, dolcemente, infiliamo in un fossetto, per poco non caschiamo, ripartiamo decidendo di fare l’ultimi metri a piedi, esausti, poi ecco un nome piccolo, disperso tra le altre altre staccionate di queste pseudo abitazioni lungo il fiume, è il nostro ostello.

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