22 gennaio 2013
In viaggio verso Mosca.

Inoltrati. Come in un freddo mai visto, siamo partiti da Firenze alle ore 17, in perfetto ritardo. Il pullman é guidato da tre russi che si danno il cambio ogni 400 km, siamo gli unici italiani, il pullman é bello grande, una cinquantina di posti credo, ma siamo solo in 10 alla partenza, i visi sono principalmente quelli delle badanti che tornano nella madre patria: quello che per noi appare un viaggio in condizioni estreme, per loro é un viaggio di necessità, obbligatorio visto l economicità (e il pericolo) di viaggiare in queste condizioni, la russia la vediamo non appena montiamo il bagaglio a bordo, nessuno parla inglese, tantomeno i guidatori che per niente si mostrano accomodanti (uniche eccezioni) Durante tutto il tragitto a spezzare il silenzio ci pensano i film russi, sparati uno dietro l altro insieme al peggio ciarpame americano della Disney Channel doppiato in russo, le soste sono frequenti, neve ovunque: sembra che le stelle da qui non siano mai passate, sempre buio, un buio molto strano, distante, allungato di bianco color bufera, le strade spariscono poco a poco, come senza asfalto.

Neve, neve, e ancora neve! Le ore perdono il loro tempo, ci addormentiamo facilmente ogni poco, é comodo dormire su due seggiolini, siamo ben organizzati, superiamo la Germania dopo uno strano controllo passaporti in autostrada alle 5 del mattino, passiamo Monaco, Norimberga, Lipsia prima di cominciare a deviare per la Polonia direzione Poznan, ascolto musica nera, i paesaggi sono spettrali, non ci sono colline ne montagne, solo distese di neve e autostrade ricolme di altra soffice neve, tutto potrebbe apparire monotono all’ approccio di un occhi superficiali, invece abbiamo abbandonato le persiane italiane arrivando alle grandi vetrate polacche che catturano ogni luce del giorno, tutto appare più statico, volano corvi e barbagianni ed anche i nostri pensieri migrano ai giorni che verranno la fuori, il cielo é meno blu adesso, continua a nevicare, l autobus continua verso nord tra una sosta e l altra, la gente fuori dal finestrino si disperde, come non fosse mai esistita.

Penso a quest’area dell’europa così sconosciuta al nostro turismo, così difficile da interpretare e immaginare, così vicina a noi e così distante dai nostri pregiudizi, ogni città appare assorta in un dolcissimo letargo, abbiamo molta voglia di parlare e quando riusciamo a farci capire, la gente nell’autobus ha sempre pronti dei gran sorrisi: chiunque in questo viaggio intuisce che non andiamo nella stessa direzione ma nessuno ancora ci ha fatto sentir diversi, anzi, una bambina presumibilmente russa é salita con la mamma in un paese vicino Norimberga ed é stata l assoluta protagonista dei nostri colloqui, è bello e illuminante vedere come i bambini se ne freghino delle parole quando si sentono vicini a qualcuno, vicini nel bene, nel dimostrarlo, nel giocarci insieme: il meta-linguismo, l unione non si fa a parole ma ogni giorno sentendosi ognuno parte imprescindibile di chiunque altro. Se io sono tutti allora tutti sono me ed é solo il contesto dove viviamo a creare comparazioni e di seguito separazioni! Limiti e ignoranza. Fortunatamente in questo mondo nascono ogni giorno i bambini a ricordarci questa grossa e incredibile balla della diversità.

É molto freddo e anche i ricordi sono congelati, le nostalgie non riescono a farsi spazio in questi primi km di strada, il tempo sbriciola via lontano dalle nostre vite, da chi ogni giorno crediamo di essere, il nostro lavoro, i nostri dubbi sul futuro, le nostre paure, osserviamo il presente dal finestrino, come cullati da un dolce sonno pneumatico, sono le 6 del mattino, la strada incalza senza incontrare altre auto, continuiamo ad allontanarci da casa. É strano come sembri crudele scrivere di questi luoghi, di qualsiasi luogo in genere, sbranare la realtà di occhi banali, limitare della mia prosa ogni profondità che sfugge, per ogni parola che potrò mai riportare le essenziali evaporano senza che la vostra immaginazione possa ingoiarle leggendo. Solo vivere la strada é poesia.

Da questo post in poi é per tutta la durata del viaggio, il merito di ogni foto o video postate qui é merito del grande cuore occhiuto di Yumi. A presto Elia.

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