Moscow Days part 2.

I musei di arte moderna qui sono fenomenali! il pezzo forte di ognuno é la macchina fotografica che può entrare ovunque superando così quell’assurda barriera museale della proprietà di un manufatto artistico! Perché se é vero che l’Universalità dell’arte parla la lingua di ogni uomo, allo stesso modo la stessa rifiuta ogni confine commerciale imposto da un prezzo d’ ingresso! L’intuizione artistica quando perfora, ha sempre un lato liquido e cosmico e paradossalmente l’immortalità di un messaggio lungo anni o secoli può morire soltanto per mano di chi lo circonda di mura. Per 200 rubli quindi, puoi scattare e portarti a casa tutte le foto dei dipinti che vuoi, dai vari Picasso a Matisse, da Renoir a Manet, da Monet a Van Ghog, Da Mirò a Gougain solo per citare i più famosi. In più hai per te tutto il magico e ventesimo secolo russo di cui godere! Un esplosione di creazione e coraggio! Per me, ad esempio, vedere un Kandinsky dal “vivo” nella sua patria, é stato travolgente! Io non sono certo un esperto, ma quando vedo i suoi ultimi quadri mi emoziono come fu per Colombo con l’America! Una sensazione unica, tutta sua, indosso i suoi occhiali nel tempo, poi guardo e riguardo quella perfetta delineazione di un astrazione esatta, non dipinta, ma fermata in oro, immobilizzata in disegno preciso di estasi a riassunto indicibile e cerco una via, un collegamento con qualcosa che l’ha ispirata: ed é così rassicurante per me non trovarvi niente di conosciuto, niente di chiaro, solo il piacere, la bellezza intraducibile di un arrivo a un pianeta diversamente naturale: Kandinsky aveva un occhio, il terzo, immerso nel mistero e le mani ben salde alla tela! Benedetta la Russia che lo ha partorito! Ha costruito per noi quadri d’inossidabile incanto senza fare alcun esperimento, come un minatore che risale la cava con una piccola pepita di foto in mano. I suoi dipinti abissali sono più vivi di molta gente oggi, sempre nuovi, ogni giorno, ogni minuto, veramente fuori dal tempo, sempre attuali.

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Magia allo stato brado per chi lascia indietro le pupille. Vederlo qui é stato come stringergli la mano: il più grande rivoluzionario tra i sognatori, nelle sue sintesi di disegno la rivoluzione riesce e vince su ogni dettaglio di scopo. Come se niente fosse. Tanti ci hanno girato intorno, ma lui é tra i pochi ad aver disegnato l’indisegnabile con un senso che forse rimarrà per sempre sconosciuto, persino a lui.

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Se volete viziarvi dopo giorni di delirio consigliamo “Le Pain Quotidien” nel quartiere Arbat, una specie di bistrò di cucina franco-russa-internazionale, hanno il pane, il caffè, le zuppe sono ottime e tutti i piatti sono freschi e leggeri: una vera rarità per sturare le tossine qui a Mosca.

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Ai supermercati si può trovare inoltre una gran varietà di caviale, ce n’é veramente per tutti i gusti, e benché non fossimo proprio degli amanti convinti, trovandoci nella patria ci siamo buttati ed il risultato é stato squisito, imparagonabile con il nostro importato! Per quanto riguarda la vodka si casca sempre in piedi, noi abbiamo assaggiato una riserva di Beluga che in Italia costerebbe sui 150 euro, ma che qui porti a casa per 20: un esplosione di alcool che non lascia sapore. Acqua Royal con effetti rimandati a qualche ora dopo. Sublime! Il nostro ostello si trova sempre nel quartiere di Arbat, a sole due fermate di metro dal Cremlino, anche qui unici italiani in transito, c’erano solo Russi in viaggio di lavoro, le compagnie li spostano mensilmente da un lato all’altro della Russia, ci spiegano, e così utilizzano gli ostelli come sistemazione temporanea: c’é il ragazzino, l’anziano, le signore, le signorine, uomini in cerca di lavoro, un microcosmo di storie e personaggi bizzarri. Non sembra un ostello ma un immenso salotto in un ufficio di collocamento senza informazioni!

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Uno di questi che parla inglese ci spiega il suo lavoro in Siberia: lavorano per trovare oro e diamanti in delle immense cave spianate a forma d’imbuto, sono così grandi che sembrano crateri di giganteschi meteoriti: sono profondi più di 3 km! Vedo le foto. Tutto vero. Ci sfila foto sul procedimento, su questi camion, i laghi, su questi accampamenti, su questi terribili buchi dal diametro di quartieri: lo scopo neanche a dirlo é trovare qualche pietruzza preziosa, vera follia per la sproporzione ciclopica, il trauma, la grandezza di queste immani perforazioni. Poi parliamo della vita nei container, del contatto con la natura che ne scaturisce, delle tigri siberiane, dei mitra puntati mentre setaccia tra lo sbriciolio delle rocce, parliamo di elicotteri che arrivano e li portano li, non ci sono strade per questi luoghi di lavoro e il freddo é inimmaginabile per chiunque non atterri in una foresta del genere. Il Castello di Sammezzano é poi il nervo scoperto dei nostri dialoghi, ne parliamo a sprazzi facendogli vedere foto, mostrandogli il nostro progetto, intanto arrivano anche altri ragazzi, tutti sono estasiati e stupiti della situazione creatasi intorno a questa storia: peccato non ci siano traduzioni in cinese e russo, sarebbero una grande, una grandissima spinta nel mondo! Volontari?

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Visto il cambio della guardia, il pomposo Cremlino, e goduto dell’Armeria nella sua imponenza abbiamo poi fatto tappa al cuore culturale di Mosca, simbolo della Russia all’estero: la cattedrale di San Basilio! L’esterno delle cupole che si affacciano sulla Piazza Rossa sono quanto di più fiabesco si possa immaginare in una chiesa! La cattedrale é datata 1561 e celebra la conquista di Kazan da parte di Ivan il Terribile: la cappella intitolata a San Basilio in realtà é soltanto la parte nord orientale, aggiunta in seguito in onore di una macabra predizione poi avvenuta.. Entriamo. Sammezzano é ancora nei nostri pensieri: vogliamo scoprire se gli interni del simbolo più conosciuto della Russia può essere confrontato con il nostro caro castello. L’interno é ricco di motivi floreali, le navate sono a strapiombo, la pianta, le scale, gli spazi sono un labirinto geniale e magnifico, ma non ci stupisce, non ci entusiasma quanto la prima volta a Sammezzano, questa é la verità, i pinnacoli, le composizioni, gli ornamenti delle pareti sono disegnati rispetto al minuzioso lavoro nei dettagli “Made in Panciatichi”, in più il risultato di un probabile restauro appare ben fatto ma quasi finto, senza leggenda, giriamo l’intera cattedrale con un po’di tristezza, non si capisce come questa chiesa rappresenti l’immaginario nel mondo per tante persone e il nostro castello, altrettanto unico, complesso, minuzioso sia in completo stato di abbandono piuttosto che innalzato alla stessa sorte del San Basilio, é vergognoso. Non esagero quando dico che é ingiusto veder morire una struttura come quella che abbiamo vicino Reggello quando qui sarebbe un simbolo nel mondo. Parole forti, ma i miei occhi ignoranti osservano attenti e sfido ufficialmente chiunque sia arrivato qui a smentire, in termini di stupore ciò che andiamo dicendo, e per chi ancora non si é fatto un idea, questa é una buona partenza: www.sammezzano.org

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Un caldo abbraccio va perciò al comitato FPXDA e al sito che si occupa di tenere in onda questo oltraggio alla bellezza, un altro va alla alla tenacia di Massimo Sottani e a tutti quei soci e amici che con la loro passione contribuiscono ogni giorno a far conoscere e tenere in vita la speranza di rivederlo aperto, al pari di qualsiasi San Basilio nel mondo. Non mollate!

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Quando credi che dorma Mosca non si spegne mai: cambia colore! Le macchine non rallentano, pulsano arterie deviando la notte in circolazioni di fari, un fiume di gente palpita, fluisce verso un dove senza meta, suoni d’asfalto bagnato, odori privi di clacson, il quarto piano delle nostre camerate si dirada in serate accese di pigiama e conversazione di Vodka brillante. Le porte dei nostri giorni a Mosca si chiudono qui, resta in noi l’alone lungimirante di una città non più così lontana, ne usciamo diversi e diversa è l’immagine di questo contesto non più straniero ma sfatato. Cristalli e colbacchi. Siamo felici ed é bella la sensazione di poterlo scrivere ogni volta. Viviamo con poco e quel poco lo apprezziamo con semplicità e valore e non abbiamo proprietà se non la fortuna del nostro corpo sano, sveglio, giovane nella testa e questo, insieme alle persone cui vogliamo bene, ci sembra già un grande avere. Domani un altra partenza, il treno per la Mongolia, la Transiberiana, il treno più lungo al mondo, 6 giorni di viaggio in 4 metri quadri di cabina, appunti, libri, imprevisti, paesaggi preistorici: le terre di Genghis Khan! Io lo sogno da 3 anni, e domani, per coincidenza o interpunzione del fato sarà esattamente il giorno del mio ventottesimo compleanno. I veri desideri non vanno desiderati, vanno solo esauditi. A presto.

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