…e capita nel vostro mondo che da vicini di casa diventiate amici, magari anche grandissimi amici, personalmente non mi è mai capitato, ed è bello dopo tanto vissuto e tante storie e passi per il mondo, ritrovarsi un grande amico a vivere sotto lo stesso tetto.. bella storia stello. Ancor piu incredibile è fermarsi a pensare che nessuna di queste grandi amicizie è nata da un ovvia circostanza di luogo, banalità che come in tutte le rarità che luccicano: le distanze non le fanno i kilometri ma le persone…

Tutti noi ricordiamo bene com’è nata la scintilla di questo romanzo che stiamo scrivendo..Ognuno era completamente altro da quello che è oggi.. eppure.. la morte è stata un seme inaspettato, la morte è cresciuta in noi e noi con lei, anno dopo anno, consapevoli, certi, che tutta questa fortunata giostra del nostro essere qui potesse in ogni momento finire di schianto: ogni giorno come fosse l’ultimo il nostro motto, ricordi? Non è cambiato niente, ci siamo ritrovati maturi e senza tempo, incidentati di appuntamenti e distrazioni senza telecomando, il mondo fuori ha covato il nostro mancato coraggio, ha consumato tutti quei vini bevuti, le tavole, i luoghi dei nostri occhi, ricordi correndo, falsando, offuscando di noia benedetta le fatiche, i falsi bisogni di.

La ricchezza della sana ignoranza riempiva le nostre mani ripiene di ciccia dal potere di fare! creare! inventare! Via dai consumatori che questo mondo ci vende in ogni angolo di strada! Per un po siamo stati scontati, non ce ne siamo accorti di queste fortune, ma le abbiamo pagate a caro prezzo, non ci siamo accorti di questo filo che lega i nostri modi di fare e di pensare, il nostro essere, non è certo internet, la connessione della nostra amicizia, della la nostra storia, siamo una razza in estinzione, diversi ma uguali abbiamo la morte dentro fin da quella nascita, solo che uno ha bisogno di rinascere! rinascere! e ancora rinascere per accorgersi di essere vivo per un motivo o morto per un altro.. Noi cari, abbaiamo avuto il nostro eroe. Lui che ha disinnescato per noi i neon di questa società che non vuol piu morire, che nasconde la morte in ogni campo della vita, che non la illustra ai bambini, che non la familiarizza, non la insegna, non la disegna ma la disdegna, noi l’abbiamo vista e vissuta per giorni interminabili in quell’ astronave di dolore chiamata ospedale. Abbiamo imparato il buonsenso applicato alle scelte importanti, fosse per me l inasprimento delle leggi sull omicidio stradale servono a poco, l’inasprimento delle pene serve a pochi pesci. Qui c è da rifondare gli asili che devono andare in gita ai cimiteri, un babbo deve spiegare a un figlio quello che succede per prepararlo alla vita, si devono usare parole semplici non favole. Il mondo potrebbe co-esistere benissimo con gente che decide di drogarsi o di bere al volante ma dovrebbe prima provare il dolore di una quotidianità che deflagra via per sempre, l onda di dolore che provoca a goccia in tutti quelli che devono assorbire una perdita, il fatto di non toccare mai piu quel viso, per sempre. E’ il buonsenso che va incoraggiato, bisogna che un adulto sappia maneggiare sapientemente coscienza e consapevolezza quando si mette al volante, purtroppo superata una certa eta la gente lascia poco spazio all apprendimento ed è li che servirebbero esempi, tv diverse, film diversi, pubblicità, lavori diversi e anche una certa spinta pedagogica nel ruolo delle case automobilistiche, nella loro funzionalità: mezzi di spostamento e non fine, obbiettivo, questo è inquietante! Non devo aver paura del giudizio della legge ma di quello che con il mio egoismo e la mia incoscenza distruggo e sottraggo alla possibile storia di chiunque, si di chiunque perche dal momento che apro la porta di casa cambio di un passo la sincronia del mondo, e le coincidenze di un incidente possono nascere da molto, molto lontano… non si puo immaginare a quanto contatto, quante variabili ci sono fuori, non è solo sulle strade che c è da lavorare, ma sul fatto che cio che è sacro per te mi riguarda in maniera diretta e imprescindibile, da qui dovrebbero partire ad esempio gli approcci per le malattie depressive invece di un approccio chimico-farmaceutico, e qui in europa c’è sempre piu questa cazzo di mania di voler intervenire sul sintomo di un problema, invece che sulle cause: un sacco di cure insomma ma mai, mai nessuna guarigione definitiva per lo spirito che alla fine regola il nostro benessere e influenza quello degl altri!

Quello che tutti gli amici di un incidente hanno ricevuto è un dono, e sono gli occhi, gli occhi infiniti avvitati nel corpo, nella percezione della realta e dei suoi poli tra bene e male, la possibilità di poter abbandonare con una grande perdita questa folle paura e insicurezza per un destino che accomuna tutti: è stato un incidente a svelare questa insipirazione di senso che da quel giorno respiriamo e chi non lo sa è perche ancora non ha potuto fermarsi a osservare, abbiamo in noi il privilegio del sapere che questa forma, questo recipiente chiamato corpo che oggi indossiamo non sarà nostro per sempre, abbiamo la presa di coscienza e di virtu di essere proprietari delle nostre azioni, di muovere arti e respirare e pensare che tutto questo esisterà solo oggi, ma anche per sempre..

Non so chi sia piu eroico dopo una tragedia, chi lascia una vita sulla strada o chi si riprende la sua andando al cuore dell’ essenziale, in compagnia, parlarsi allo specchio alla ricerca di chi sei, della tua felicità, l’antico stupore, intuire il proprio romanzo in questo fiammata che è l’esserci.

come saper voltare pagina al momento giusto: un incidente la ferma in un tempo vegetativo, il tempo di un osservazione veloce sul passato, domande e minuti, un mese, tre, cinque anni spesi e sparsi nella propria mente, poi quel senso cammina nell’abitudine e nell’inciampo di qualche sorpresa sforbiciandosi di facce e vissuti, lavori, amore, odio, dolore, felicità..

i fulmini di una meravigliosa fioritura, solo la morte farà piovere i suoi frutti

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