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( Chiave di violino ) Un salotto di ricordi risuona le pareti, la tua assenza sgocciola sull’ angoli di scaffali, lenta, inesorabile, infinita. Come il toccheggiar dei pasti t’ accompagni sul tenue balbettar d’ orologio. Passi, passeggi. Scarpe consumate si gettano nel buio d’ un angolo, maglioni abbozzati dal tuo calor di petto si perdono nel cotone che di significato han perso il tetto, solitario il tuo letto, gli appunti che del tuo scivolar di tratto son cosparsi, adesso son fermi, la tua mano non c’ è. Il bagliore. La tua voce che grida di pochi sinonimi, la tua vita che si ripete in foto, tv e manifesti. Una notte, una pioggia, un lutto.…Incolmabile…La nostra amicizia che fugge da viaggi selvaggi, l’ abitudine delle risate catturate in aspre cime di collera. Frantumati i sapori, spaccati i progetti, rotte le speranze e voi, naufraghi sogni dove sarete adesso? Ecco i lontani sorrisi, i giorni del tu che sei qui, dello scatenarsi, del rigoglio dei vent’ anni, del fiammeggiar di vita, dell’ intemperante levar d’ ideali, del contrasto d’ umori, del futuro nei discorsi, dell’ imbecillità…M’ arrampico sui pensieri di qualche corrente di voce e lo spumar del mare m’ è breve, sento lo sbuffo del gesso di lavagna cosparso sui banchi, la salsedine che rotola sui primi panni di palmo, la fuga dei pini nei nostri viaggi sonori, il boccio del tuo entusiasmo, l’ ebrezza dei grappoli di vino come sento la riva, gli scogli, le abbuffate notturne, le alghe del mare, i cancelli, i ruvidi muretti di luna, le tempeste di crepuscoli spiaggiosi, il morso del tuo occhiolino: complicità, pace, litigio recinto in occhio. Il tuo viso ispirato nei discorsi di buio, il fianco della città che dorme e noi assorti nel semplice fervor di cicala, gli amici che hai lasciato e che non ti lasciano, la tua rocca del passato, il fondo del mio sentimento per te adesso riesco a toccarlo…Ma tutto è oblio. Crollano i muri, cedono i pavimenti, si sciolgono le plastiche, le ceramiche dei bagni, le tegole, i tetti, la stoffa dei divani, il faggio degli armadi s’ incendia. Nudo dall’ esistenza del futile ti conservo, ti piango senza lacrime di ferita, distante da quelle del momento, vicine dall’ animo dei nostri anni, ti tengo dal nocciolo dei primi giochi, dal materassone di bagni spensierati, dai capodanni di neve a quelli di città, le gioiose immaginazioni attendono ancora un tuo abbraccio, la tua risata, la tua smorfia, i tuoi modi, il tuo essere tu. Amico mio, non temere il tempo non porterà più ferite, le cicatrici rimangono a noi, tu sei lontano, impercettibile di occhio, invisibile di carezza, inavvertibile di profumo, ma non per me che ti sento smuovere i giorni, i pensieri, le azioni, le idee, le forze a cui doni potenza…Che si spenga pure il sole, che il mare smetta pure di spumare, che la terra arresti pure il suo circolo, tu non ci sei…solo questo è importante. Che siano infiniti fiori sul tuo monumento, non perché questi siano di conforto per chi li ripone, ma soprattutto che lo siano per occhi come i miei, che rivestano il tuo nome, che lo nascondano ai miei sguardi, che lo fingano un altro, che lo strozzino in quello di un altro, che lo rendano inaccessibile alle corolle di un altro: che mi facciano credere meno. E che siano inesauribili i miei souvenir, i miei anni di sbucciature felici, l’ affannoso respiro di corse gioiose, i miei guai, le mie imprecazioni, le miei allegrie, l’ abaco del mio tempo concesso e sfumato. Sia elargita a te l’ immortalità nel tempo di queste righe, perché tu sia esempio, legge per le persone che leggeranno, ti conosceranno da queste memorie, da questo amore continuo possano trarre speranza, orgoglio, sogni, fiducia in ciò che, amore, sembra non esistere ma che invece persiste, e non avrò il ricordo per te, non porterò rose, non avrò ghirlande di garofani da posare sul gelido marmo del tuo riposo, tu non riposavi, tanto meno adesso, niente chitarre in tua memoria perché tu oggi non muori. Non ti ricorderò, non ne avrò motivo finché tu sarai con me, perché l’ amicizia sia sempre una tenera e scanzonata abitudine, i ricordi possono attendere. Oggi e Sempre. Tuo amico Elo.

“Nessuno di noi sapeva come si cominciasse una storia, e forse nessuno si era mai scassato nel pensarci troppo fino adesso, si guarda la tv, si legge il giornale ogni tanto e si pensa che comunque succede lontano, che non può capitare a noi, noi siamo qui, siamo troppo lontani perchè possa succedere a noi. Si, apriamo gli occhi per qualche giorno, rimaniamo turbati per qualche giorno e magari se la storia ci ha proprio toccato si alza il piede dal gas per qualche giorno, ma poi che succede? Si va avanti, ancora ciechi ma ne più ne meno di prima, rimaniamo imbullettati a questa consuetudine, ce la facciamo andare bene così magari dicendo: vabbè il destino…Siamo esseri strani: giovani, anziani, meno anziani, nessuno escluso: ci basta riunirsi qualche volta magari anche controvoglia, farsi gli auguri a natale, capodanno, pasqua, andare in chiesa la domenica (per qualcuno) e questo basta ad essere apposto, ci sentiamo in qualche modo sollevati di aver compiuto un nostro dovere, di aver fatto “qualcosa per gli altri”, poi di tanto in tanto lasciamo qualche offerta, aderiamo a qualche iniziativa senza sapere di che cazzo si tratta, e quando ce lo chiedono facciamo le solite figure di merda! Come si racconta una vita? Molti fanno partire il solito video dalla nascita agl’ amici, alla famiglia alla morte…Beh, sapete che vi dico io non ci credo, non credo a questi confini rigidi, insomma uno nasce, muore e finita li? No, no c è molto di più! Per quanto ne sò magari neanche esistono gl’ inizi, le fini, gl’ intermezzi; magari sono soltanto utili cazzate per sentirci in pace con noi stessi, cazzate utili a chiudere capitoli della nostra vita, cazzate per non fermarci. Cazzate per schematizzare il tempo. Cazzate cataloganti Cazzate appunto. Questo è solamente il rumore, il vapore di un attimo che si ferma. Voglio prendere questi ricordi e toglierli dalle vostre tabelle, dai vostri freddi giornali, dalle vostre geografiche indifferenze. Questo è reale, è qui nelle mani che sudano e nel ricordo che avanza, è come una di quelle canzoni che passano per cinque minuti e quindici, un tempo piccolo che ti confonde nell’ abisso dei pensieri, un viaggio cosmico tra profumi che credevi perduti…Proprio li sulla tua poltrona le pareti si abbattono, il pavimento crolla e il buio diventa il tuo schermo, le penombre la luce delle tue proiezioni, come un sonno profondo, cinque minuti e quindici tra: visi, spigoli, astri, rotoli di carta, ricami della mente…Si vorrei che il racconto di Gabry non avesse un inizio e neanche una fine, ma fosse soltanto un momento prezioso, una canzone costante, perfetta. Cinque minuti e quindici di botte spintoni rabbia dolcezza…Speranza: Whis you where here! “

E’ strano. Sogniamo di essere ricordati per qualcosa di grandioso nella nostra vita, qualcosa di eroico diciamo, un po’ come nei film, ci fingiamo protagonisti di vite incredibili, rubiamo qualche battuta, dettagli, mode, sguardi ammiccanti, addirittura il taglio dei capelli! Ma poi al ritorno a casa, lontani dalle folle abbiamo sempre la stessa cucina da pulire, le solite bollette da pagare, la solita storia in sospeso…Ognuno torna un po’ dalle sue ombre, la vita diventa una caricatura tra ciò che mettiamo in primo piano e ciò che nascondiamo dietro le persiane di FEISBUC, c’ ingozziamo gl’ occhi di vestiti, cappelli, regali, senza sapere neppure noi dove questi ci porteranno, cioè non ci passa neanche per la testa una benche minima idea di felicita reale! Non sappiamo quasi mai quello cerchiamo, lo abbiamo imparato certo, ma non lo sappiamo. Prendiamo da esempio qualche personaggio noto, magari ci piace cosa dice, quello che rappresenta, come si veste, magari seguiamo i suoi spettacoli, insomma qualcuno di noi vorrebbe volentieri fregargli il posto, spesso ce ne usciamo dicendo: “mi basterebbe un milioncino di quelli che ha lui, tanto ne ha tanti!” Ma quando un tuo amico muore…il tuo mondo, la tua settimana si sconvolgono e non esiste più niente di tutto ciò! È un esplosione al pari di una bomba, è la devastazione che diventa deserto. Cancella le tue giornate, frantuma i piaceri, disintegra i gusti, spazza via profumi, la vita, quella semplice di aprire un frigorifero, fare due scalini, pensare, immaginare diventa inservibile, arida, senza temperatura, senza battito, senza che la piu grande novita scuota in te il benche minimo colpo di scena: la tragedia trascina con se ogni frase, ogni sguardo che si sgretola…da queste cataste di macerie nascono poi infiniti silenzi di occhi in cui in tu sai precisamente toccare il dolore dell’ altro, sentire ogni vibrazione pari alla tua e l’ intensità non è più un gioco di sensi ma una terribile consapevolezza di ciò che non sarà più, per la prima volta nella tua vita sperimenti una certezza, sperimenti il vuoto, capisci ciò che conta senza che nessuno te lo abbia insegnato, per la prima volta sei solo, e non sono le lacrime a farti male agl’ occhi, ma forse il fatto di aprirli di colpo, la stupidità con la quale li hai tenuti chiusi in tutto questo tempo, è questo, solo questo che li fa lacrimare. Ti accorgi di ogni singola mezzora che avevi, della telefonata, dell’ occhiolino, della cazzata con la ragazza la sera o il colpo di claxon sotto casa. Ti eri abituato a questo equilibrio di cose un po’ come fa il cuore con il sangue, si muove, circola, si ferma e riparte, prima piano poi forte, ma tu non ci pensi, non sai ciò che avviene, non sai quanto è importante tutto questo finchè non smette di battere…La disgrazia ti schiude le braccia verso chiunque, e fai cose che mai ti saresti sognato di fare, spesso devi fermarti a pensare cosa stai facendo, la tua stabilità precipita, ripensi alla tua vita prima, e pensi che adesso non ti appartiene più, che ti è sfuggita cazzo, in un attimo è scivolata via e tu non sai cosa dire, che fare, dove andare. Passi le ore consumando “perché?” , niente a senso, persino mangiare, respirare, diventano impegni difficili. E nello stesso istante vedi la tua vita di adesso che passa il testimone a quella di qualche giorno prima, e tutto è terribilmente lucido! Tutto è lì e tu ce l hai davanti: Come il livido di un pugno. Il tempo per te non esiste più, il tuo orologio è fermo a quel 4 dicembre e non vai avanti non ti accorgi dei mesi, degl’ anni…Poi con un po’ di coraggio provi a tornare al tuo quotidiano, alle tue cose, ai tuoi eroi: ma il sorriso, le battute, il taglio dei capelli, non sono più li stessi di com’ erano prima, è come se tutto fosse opaco, trascurato,sbiadito…gli occhi sono un po’ più grigi, faticano a risplendere, come se un pilastro portante avesse ceduto e di riflesso avesse abbattuto anche gli altri più deboli, di colpo ti ritrovi circondato tra le macerie di persone che non hai mai visto ma che sono pronte a capire a sentire con te quel dolore, ad aprire un poco gli occhi, insieme…E non c’ è retorica in questo, basterebbe fermarsi, pensarci…Già fermarsi, chi ci riesce? Ci sono quelli che vorrebbero vivere cent’ anni, intossicati dalla natura del corpo, e allora si può dire di aver vissuto una vita a soli 19 anni? Forse uno dei pochi a saperlo era proprio lui. Cerchiamo la felicità a tutti i costi, ma la cerchiamo davvero? Com’ è che un mezzo come il potere, i soldi, sono diventati il fine di una vita? Dov’ è avvenuto questo incesto mafioso? e pur di farci amare accettiamo tutto, spesso viviamo per essere amati ed ammirati, senza dar niente di noi stessi e Gabry questo l’ aveva capito…Poi crediamo che la saggezza sia virtù solo dell’ uomo anziano, ma un ragazzo di soli 19 anni non può insegnarti qualcosa? Insomma state leggendo questo pensiero liquido che scorre senza piu alcuna voce, ci sarà un perché? Parliamo della sofferenza come fosse un mistero, a noi non è concesso parlarne poiché solo chi ha vissuto almeno una guerra ha il diritto di sentirsi ferito, ma questa strada non è già una guerra? Qual’ è il limite di questo termine? E cos’ è questa esperienza che tutti vogliono insegnarci? Un altro nome che diamo ai nostri errori? Una specie di avvertimento sulla via giusta da seguire? La sofferenza è nostra, non c entra l’ età, non c’ entrano i capelli bianchi, le cicatrici, il giusto, lo sbagliato centrano solo momenti in cui perdi l’ aria da cui traevi respiro! E tu rimani li senza fiato senza sapere per quanto…Un apnea di pensieri che rende i tuoi movimenti lenti, spenti…in cui non sai se continuare a nuotare o lasciarsi sprofondare negl’ abissi…Lontano dalla luce. La terra che frana sotto i piedi e paradossalmente resti appeso alla solita cucina da pulire, alle solite bollette da pagare, alla solita spesa da fare, e quelli che erano i tuoi sogni da protagonista, adesso sono solamente una vita da spettatore. Ma oltre questo, sgomitiamo tanto per esser la vita di qualcun altro ma continuare a vivere nei cuori di chi ti ha conosciuto anche solo per poco, non è già grandioso?

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